The innovation blind spot, il libro del mese secondo Oltre Venture

Un’efficace e profonda analisi sull’importanza che le scelte di investimento hanno sulla società, e la necessità di orientare queste ultime verso attività che creino benefici per tutti.

Cento chilometri: è questa la distanza media esistente tra la sede di un venture capital statunitense e le sedi delle startup in cui quest’ultimo ha investito di recente. La vicinanza geografica è solo uno dei tanti criteri impliciti attraverso cui la maggior parte degli investitori selezionano le startup in cui investire, come emerge chiaramente dal fortunatissimo libro “The Innovation Blind Spot” di Ross Baird, con conseguenze meno ovvie dal punto di vista delle occasioni perdute in termini di innovazione e crescita economica di un Paese come gli USA.

Che cosa accade, infatti, alla società e all’economia americane nel momento in cui chi dispone di importanti risorse finanziarie sceglie di investire solo in imprese e imprenditori vicini al proprio modo di pensare, di agire, di risolvere i problemi? La verità è che anche nella più avanzata economia al mondo il curriculum, l’età, il genere, le esperienze professionali pregresse, le relazioni dei founder influenzano in maniera decisiva le scelte di investimento dei venture capitalist, ben più che la qualità intrinseca dei progetti o il potenziale di crescita di questi ultimi.

La “teoria delle due tasche”

Ross Baird, autore di “The Innovation Blind Spot” e fondatore di Village Capital (uno dei più importanti incubatori di imprese a impatto sociale negli Stati Uniti) è un forte critico della teoria delle due “tasche” (“two pockets”), ovvero la propensione a investire guardando solo al ritorno finanziario e senza tener conto delle esternalità negative degli investimenti, per poi donare parte dei guadagni (“give back”) nello sviluppo di progetti sociali che servano a contenere i danni prodotti dagli investimenti provenienti dall’altra “tasca”.

Se è vero che molti imprenditori e investitori fanno proprio il concetto del ‘giving back’, è anche vero che se senti il bisogno di dare indietro vuol dire che prima hai preso qualcosa – scrive Ross Baird, citando Pierre Omidyar, fondatore di eBayIl problema nasce dal fatto che siamo stati abituati a mettere su due piani differenti quello che facciamo e quello in cui crediamo, e in questo modo diventa davvero difficile avere un impatto positivo sul mondo”.

Quale innovazione “premiare”?

Il libro, in questo senso, ha il merito di misurare con dati ed esempi concreti quanto gli investimenti negli ultimi anni abbiano favorito sistematicamente lo sviluppo di tecnologie e risposte ai bisogni di una parte molto ristretta della società, quella di chi abita negli stessi luoghi e affronta gli stessi problemi quotidiani degli investitori: trovare un taxi in città sempre più trafficate (Uber), mangiare cibo di qualità senza sottrarre tempo prezioso al lavoro (food delivery), mantenere attivo un network di relazioni globale e orientato al reciproco scambio di favori, visibilità ed informazioni (i social network).

“I fondi di venture capital spesso raccolgono capitali dagli insegnanti del New Mexico e del Minnesota – aggiunge Baird – per finanziare startup che si occupano di food delivery per i dipendenti delle aziende hi-tech di San Francisco”. Un altro esempio della teoria dei “two pocket” sono i fondi pensione degli insegnanti statunitensi: sebbene il 70% degli insegnanti sia di sesso femminile, questi fondi pensione si dedicano prevalentemente a investire in imprese guidate da uomini, senza generare per questo un ritorno finanziario rispetto alla media del mercato.

Secondo la mia esperienza – conclude Baird – le tecnologie in cui i venture capital stanno investendo oggi hanno un impatto molto maggiore sulla qualità della vita delle classi medio-alte rispetto a quello generato sulla qualità della vita della classe media americana”. Per la maggior parte degli investitori investitori è giunto il tempo, quindi, di decidere quale tipo di innovazione merita di essere premiata.

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