microcredito

La crescita del settore passa dalla capacità di raccontarsi e di far emergere una domanda per lo più ancora ignara dell’esistenza stessa del microcredito, secondo Andrea Limone di PerMicro.

Oltre 22 mila crediti erogati per un valore totale di oltre 164 milioni di euro, più di mille posti di lavoro creati e circa sessanta milioni di risparmio erariale per lo Stato. Numeri che descrivono meglio di mille parole l’attività e l’impatto sociale di PerMicro, la società di microcredito nata da un’intuizione di Andrea Limone e sostenuta fin dai primissimi anni dai due soci fondatori, Oltre Venture e Fondazione Paideia.

Oggi, a distanza di più di dieci anni dalla sua fondazione, PerMicro è una realtà diffusa in tutta Italia con oltre 16 filiali attive e più di 70 dipendenti e collaboratori, punto di riferimento per i soggetti non bancabili e di sostegno a numerose famiglie in difficoltà temporanea e microimprenditori attivi in diversi settori. Secondo Andrea Limone, amministratore delegato e fondatore della società, c’è tuttavia ancora molto lavoro da fare per far emergere una domanda tuttora ignara dell’esistenza stessa del microcredito.

Andrea, come sei arrivato a creare PerMicro?

Era il 2007, avevo da poco terminato le mie prime esperienze lavorative presso la cooperativa finanziaria Mag2 e Banca Popolare Etica dopo una tesi di laurea sul microcredito nei Paesi industrializzati, e la mia ambizione era quella di avviare un’attività simile anche in Italia. Nel 2006 ho conosciuto Lorenzo Allevi, di Oltre Venture, con cui ho compiuto un lungo viaggio alla scoperta di esperienze di microcredito già esistenti in Europa, prima di avviare la società nel 2007 grazie al sostegno di Oltre Venture stessa e di Fondazione Paideia. Dopo i primi quattro anni siamo diventati una Spa e, nel 2017, una nuova 106 vigilata da Banca d’Italia.

Qual è stato il ruolo di Oltre Venture?

Oltre Venture ha svolto fin da subito un ruolo di socio operativo, contribuendo alla definizione del business model e del business plan, aggiustando il tiro mese dopo mese e in base alle necessità del momento. La credibilità e l’autorevolezza di Oltre Venture ha infine favorito l’ingresso nel capitale di altri investitori.

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Andrea Limone, AD di PerMicro

Quali sono, oggi, i vostri clienti abituali?

Per quanto riguarda il microcredito alle famiglie si tratta soprattutto di giovani migranti, privi di storico creditizio, o di persone che per varie ragioni non riescono ad accedere al sistema bancario tradizionale. Nel 50% dei casi i prestiti che eroghiamo sono destinati a fornire sostegno alla famiglia d’origine, altrimenti servono per finanziare le spese famigliari, di casa, le cure per la salute o i mezzi di trasporto. Dal punto di vista del microcredito alle imprese serviamo invece realtà attive nel commercio stanziale, ambulante, alimentare e artigianato, fornendo prestiti e supporto nella definizione del business plan a imprenditori di cui la metà non ha ancora compiuto 35 anni.

Quanto è diffusa la consapevolezza dell’esistenza del microcredito?

La mancanza di risorse e di mezzi fa sì che le realtà del microcredito oggi attive a livello italiano ed europeo non siano ancora in grado di raccontare efficacemente l’attività del settore, lasciando inevasa una domanda che neppure sospetta della sua esistenza. Non sempre, inoltre, aiutano le tante iniziative che di microcredito spesso hanno solo il nome, le quali erogano finanziamenti a tassi vicini o pari allo zero ma con tempi di attesa eccessivamente lunghi, senza fornire quei servizi ausiliari che servono a valutare la qualità dei progetti finanziati e a favorirne lo sviluppo oltre la fase di startup.

Niente a che vedere, quindi, con il peer-to-peer lending…

Proprio così, anche se può sembrare che il microcredito condivida con il peer-to-peer lending un elemento di socialità. Nel caso del p2p, tuttavia, la piattaforma si limita a favorire l’incontro tra chi ha bisogno di un prestito e chi ha denaro da prestare, senza la capacità di analizzare nel dettaglio la qualità e le prospettive di crescita del progetto. Il microcredito, invece, si richiama ancora oggi al concetto originario di intermediazione bancaria: raccolta di informazioni, analisi del business model e del business plan, relazione diretta e continuativa con chi riceve il credito.

Quali sono le prospettive del microcredito in Italia?

Rispetto ad altri Paesi, come l’India, scontiamo un mercato di riferimento molto più limitato per quanto riguarda il numero di potenziali imprenditori, una burocrazia più complessa e disincentivante, e un margine tra costi e ricavi ridotto a causa dell’impossibilità di applicare tassi d’interesse più alti rispetto a quanto stabilito per legge (anche se il prestito viene concesso sulla base di un’attenta analisi del business plan e delle capacità di rimborso dell’imprenditore). Malgrado questo, si tratta ancora oggi di un mercato enorme e per lo più inesplorato, dove a far la differenza sarà la nostra capacità di raccontarci e di fornire quei servizi di ascolto, supporto e accompagnamento che altri soggetti non offrono o che non ritengono più conveniente fornire.

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