Chi Odia Paga Francesco Inguscio

CEO e co-founder di Nuvolab, Francesco Inguscio ha creato la prima piattaforma per il contrasto legale ai fenomeni di odio online (COP – Chi Odia Paga), finanziata da Oltre Venture.

L’odio online, meglio conosciuto come “hate speech”, sembra essere diventato un problema endemico dei social media (ma non solo). Le ripercussioni educative, psicologiche, economiche sulle vittime e gli spettatori dei fenomeni di “hate speech” sono ancora ben lungi dall’essere state misurate approfonditamente, mentre le possibilità di tutela legale sono risultate essere inaccessibili alla maggior parte della popolazione.

È in questo contesto che nel 2020 vedrà la luce COP, la startup finanziata da Oltre Venture che ha sviluppato la piattaforma www.chiodiapaga.it, il primo servizio legaltech di “denuncia as a service” per la tutela legale delle vittime di odio, discriminazioni e abusi online. Nel frattempo, associazioni, aziende, influencer e i professionisti del settore possono già iscriversi al sito per testare in anteprima le funzionalità del servizio, come spiega il CEO e co-founder Francesco Inguscio in questa intervista.

Francesco, qual è il percorso che ti ha portato a creare COP?

Il mio percorso è abbastanza atipico, proprio di chi è passato dall’investire in startup altrui al desiderio di creare un’azienda in proprio. Dopo aver ricoperto il ruolo di managing director del primo incubatore italiano di startup in Silicon Valley (M31 Usa), e dopo aver fondato e diretto in qualità di CEO Nuvolab, venture accelerator di startup innovative e società di consulenza per l’innovazione, ho deciso che era venuto il momento di mettermi al posto di guida. COP fa quello che io chiamo “meaningful innovation”, una “innovazione con un perché”.

Di cosa si occupa, nello specifico, COP?

Grazie a Chi Odia Paga, le vittime di odio online potranno capire in poco tempo se gli attacchi subiti dagli “odiatori” della Rete costituiscono un reato, e attivare con pochi click tutte le difese legali previste dalle policy del media utilizzato dall’hater e dall’ordinamento giuridico italiano. Dalla semplice richiesta di rimozione degli insulti (c.d. “take down”) fino ad arrivare all’invio di diffide, esposti al questore e denunce e querele, in base alla gravità del reato commesso online dagli “hater”: una sorta di servizio di “denuncia as a service”.

Qual è la “soluzione” che COP fornisce rispetto al problema dell’odio online, e rispetto a soluzioni simili o equivalenti?

Oggi offendere non costa nulla, è veloce e facile. La difesa, al contrario, è costosa e richiede tempo. C’è uno “spread di giustizia” enorme tra offesa e difesa che vorremmo colmare: non è giusto che solo VIP ricchi e famosi possano tutelarsi legalmente se vengono insultati sui social. Con COP vorrei contribuire a democratizzare l’accesso delle persone alla tutela dei propri diritti. Rispetto a soluzioni simili ma “analogiche” (rivolgersi al classico avvocato) i nostri tempi di reazione, costi di attivazione e complessità di utilizzo del servizio saranno di un ordine di grandezza inferiori a quelli di una soluzione tradizionale.

È un modello di business sostenibile?

Una startup sociale è innanzitutto una startup come tutte le altre. Se seguiamo la definizione di Steve Blank deve quindi avere un business model “ripetibile e scalabile”. Nel nostro caso, scegliendo di non massimizzare solo il ritorno per la società (con la s minuscola) e i suoi shareholder, ma di fare una cosa ancora più complessa e massimizzare il ritorno per l’intera Società (con la s maiuscola) e i suoi stakeholder.

Qual è stato e qual è oggi il ruolo di Oltre Venture nel progetto?

Per un progetto di “meaningful innovation” serviva un VC sensibile a questi temi: con una esperienza ultradecennale nello sviluppo – anche da zero – di startup ad alto impatto sociale Oltre Venture ci supporta nelle singole scelte operative, non solo a livello di visione strategica. La rete relazionale di Oltre ci consente di raggiungere subito una massa critica significativa per lo sviluppo di un network a sostegno del progetto, agevolando la relazione anche con altre società partecipate dal fondo (Centro Medico Santagostino, KeyCrime). L’approccio del team di Oltre, infine, è quella del co-founder operativo (che ne ha già viste tante, per non stupirsi più di nessuna iniziativa).

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