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Dalla tesi originaria di investimento al consolidamento di un nuovo modello di agricoltura sostenibile: il punto sui primi cinque anni di Sfera Agricola secondo Raffaele Fedele, junior partner di Oltre Venture.

Innovare il modello produttivo agricolo italiano tramite l’apporto di capitali privati, tecnologia e managerialità, per combattere lo “status quo” basato sullo sfruttamento della manodopera (tramite caporalato) e l’impatto negativo sull’ambiente circostante: questa è stata, fin dal principio, la tesi di investimento che ha portato Oltre Venture a sostenere lo sviluppo di Sfera Agricola, che ha realizzato la più grande serra a tecnologia idroponica nel cuore della Maremma Toscana.

 

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Sfera Agricola vista dall’alto

 

La nascita di un nuovo modello di agricoltura sostenibile e le conferme che arrivano dall’estero

Cinque anni dopo, cinquanta milioni di chilogrammi di pomodoro venduti, quattro milioni di ettolitri di litri d’acqua risparmiati e oltre cinquecento persone formate e impiegate, possiamo dire di aver contribuito all’ambizioso obiettivo che ci eravamo posti allora. Se da un lato infatti abbiamo ricevuto nel nostro deal-flow decine di progetti di imprese intenzionate “a fare quello che ha fatto Sfera”, dall’altro abbiamo assistito alla nascita, anche in Italia, di nuove aziende e serre hi-tech progettate per raggiungere lo stesso obiettivo, seppur con modalità in parte diverse.

Negli stessi anni, all’estero, sono nate tante storie di successo a cui non abbiamo nulla da invidiare, se non la loro capacità di raccolta di capitali: da App Harvest, che ha raccolto oltre 500 milioni di dollari tramite Spac e ha raggiunto una valutazione post-money di oltre un miliardo, a Local Bounti, che di milioni ne ha raccolti 400 con una valutazione post-money di 1,1 miliardi di dollari, in un contesto globale che ha visto le startup agritech raccogliere 26 miliardi di dollari nel 2020 (+15,5% sul 2019) secondo stime al momento conservative, e dove sono nati recentemente anche fondi specialisti (come Equilibrium, fondo infrastrutturale da 1 miliardo di dollari per la costruzione di serre idroponiche).

Un cambiamento avviato dai consumatori e che Sfera si ritrova a essere tra i pochi in grado di soddisfare

Il percorso di Sfera non è stato, tuttavia, scontato. Da un lato abbiamo dovuto fare i conti con le abitudini, le tecniche e le usanze stratificate di uno dei più antichi settori produttivi – l’agricoltura – costretto, tuttavia, a misurarsi con la sfida del produrre di più consumando meno (suolo e risorse naturali). Dall’altro lato, per anni il settore agricolo ha dovuto fare i conti con la tendenza all’abbassamento dei prezzi di mercato: tendenza che, in mancanza di investimenti tecnologici e manageriali adeguati, ha portato in molti casi a un peggioramento della qualità, della varietà dei prodotti e delle condizioni di lavoro.

In questo contesto, Sfera Agricola ha saputo anticipare un percorso di sviluppo che oggi sembra essere entrato nella fase della maturità, dalla diffusione su larga scala della tecnologia idroponica alla maggiore sensibilità dei consumatori. Un cambiamento a cui abbiamo in parte contribuito, dimostrando la sostenibilità di un nuovo modello di business, e che in parte abbiamo atteso con pazienza, con l’obiettivo di farci trovare pronti per rispondere alle mutate esigenze del mercato e dei consumatori.

Dopo questi primi anni, che potremmo chiamare dei capitali “coraggiosi”, il settore agritech ha bisogno oggi del sostegno di investimenti ulteriori per poter passare alla fase di “scaleup” vera e propria: l’obiettivo è quello di far sì che i nuovi modelli possano avere un impatto sull’intero settore produttivo italiano, per soddisfare i bisogni di quei consumatori che cercano il prodotto di qualità, tracciabile, realizzato nel rispetto dell’ambiente e delle persone che lavorano per esso.

Raffaele Fedele
Junior Partner di Oltre Venture

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