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Luigi Galimberti, AD di Sfera: “Grazie Oltre Venture perché ha rischiato e scommesso su di noi”

2 agosto 2018 - 9:33
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La rivoluzione agritech arriva in Italia grazie a Sfera Agricola S.r.l, la società co-fondata da Oltre Venture che, prima in Italia, ha deciso di applicare le nuove tecnologie alla coltivazione di ortaggi per ottenere prodotti sani, genuini e soprattutto sostenibili. Sfera è una risposta forte alla sfida lanciata dall’ONU, che ha recentemente ribadito la drammatica emergenza idrica del pianeta: nel 2050 si prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi e avremo bisogno del doppio dell’acqua e del terreno coltivabile.

La soluzione proposta da Sfera è un’agricoltura rispettosa del pianeta, che produce ortaggi biologici riducendo drasticamente le risorse necessarie alla coltivazione. Il modello di serra ideato nel 2015 da Luigi Galimberti, fondatore e amministratore delegato della società, sfrutta infatti la coltivazione idroponica, fuori suolo e permette di produrre fino a 10 volte di più rispetto al campo aperto, consumando solo il 10% delle risorse e recuperando l’acqua piovana, senza attingere dalla falda. Utilizza inoltre la lotta biologica, cioè impiega insetti antagonisti (al posto dei prodotti chimici) per combattere parassiti e malattie. È poi una serra adattiva, in grado cioè di mutare in tempo reale il suo clima interno per ottenere ortaggi di qualità costante lungo tutto l’anno, indipendentemente dalle condizioni metereologiche esterne. Il risultato è un prodotto biologico, dalle qualità organolettiche elevate, che fa bene a chi lo consuma e anche all’ambiente.

 

Sfera e Oltre Venture

 

Sfera Agricola è stata costituita nel 2016, sulla base dell’idea innovativa di Galimberti e grazie all’intervento di Oltre Venture, che ne è stato co-fondatore e ha fornito le prime risorse economiche versando 150 mila euro di seed capital. Il fondo ha intuito le potenzialità del progetto anche a livello di ricadute sociali sul territorio e ne ha condotto uno studio preliminare di fattibilità. In seguito, Oltre ha guidato e concluso con successo un nuovo round di investimenti, con una raccolta di equity per un totale di 7 milioni e di credito bancario per ulteriori 11 milioni di euro.

L’impianto tecnologico di Sfera è similare a sistemi già utilizzati in altri paesi. Per l’Italia, però, esso costituisce una dirompente novità: le tecnologie alla base della coltivazione idroponica, in realtà presenti da anni sul mercato, non erano mai state impiegate in modo così sistematico e con alle spalle la volontà aziendale di determinare un risultato così innovativo.

 

La serra di Gavorrano: agricoltura sostenibile e impatto sul territorio

 

La prima serra hi-tech di Sfera sorge a Gavorrano (Grosseto) e si estende per 12 ettari su un lotto di 22: la costruzione è iniziata nell’agosto 2017 e ormai quasi ultimata. Qui la produzione di pomodori, insalata ed erbe aromatiche è già partita, con i primi prodotti che possono essere trovati sugli scaffali dei supermercati del centro Italia. Come accennato, si tratta di un progetto importante anche in termini di ricaduta occupazionale sul territorio, aspetto di primaria importanza per Oltre Venture: la società ha già assunto 150 dipendenti.

 

Sfera guarda al futuro con fiducia

 

L’obiettivo che Sfera si pone per il prossimo futuro è quello di dimostrare che il sistema funziona ed è sostenibile, e far crescere la produzione per arrivare a figurare tra i primi player italiani nella coltivazione del pomodoro. La società sta inoltre sondando nuove possibilità all’estero, in particolare in Germania: la serra hi-tech produce ortaggi premium, per i quali c’è forte richiesta nelle capitali del nord Europa.

L’obiettivo è insomma quello di estendere, sia dentro che fuori dai confini nazionali, la rivoluzione hi-tech in campo agricolo, per generare effetti positivi su più fronti: sostenibilità e rispetto dell’ambiente, salute dei consumatori, impatto occupazionale sul territorio.

 

Luigi Galimberti: “Grazie Oltre Venture per la disponibilità e la pazienza nei miei confronti. Hanno avuto la capacità di rischiare, hanno fatto una scommessa al buio, hanno messo in conto che avrebbero anche potuto perdere il capitale investito, dato che all’inizio il rischio di insuccesso era alto. Hanno portato in Sfera quello che in gergo si dice ‘smart money’, con un atteggiamento che in Italia manca: oltre che risorse economiche, hanno apportato al progetto anche competenze e relazioni indispensabili”.