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Impact investing: i nuovi modelli imprenditoriali per innovare nel sociale

9 aprile 2018 - 12:35
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Impact investing, social investment, venture philantropy. Tre termini inglesi che indicano la tendenza crescente a investire in startup che perseguono obiettivi di innovazione sociale e sostenibilità economica. Fenomeni ormai consolidati negli Stati Uniti e in Inghilterra, che negli ultimi anni si stanno facendo strada anche in Italia. Merito di realtà come Oltre Venture, che mettono in contatto investitori “illuminati” con imprenditori motivati a innovare nel sociale.

 

Abbiamo chiesto a Lorenzo Allevi, Co-fondatore di Oltre Venture, di spiegarci meglio come funziona l’impact investing e quali sono i nuovi modelli imprenditoriali dell’impresa sociale. Ecco il resoconto di una chiacchierata davvero interessante.

 

Quali sono le caratteristiche essenziali dell’impact investing?

«Il suo compito principale è quello di cercare nuove soluzioni ai nuovi bisogni sociali.  Sviluppiamo progetti in cui la domanda c’è già ma l’offerta non la soddisfa in modo efficace né efficiente. Se c’è un mercato potenzialmente interessato, i rischi sono minori, ma questo fa il paio con ritorni economici più contenuti».

 

Perché un imprenditore dovrebbe investire nel sociale?

«Anzitutto perché c’è spazio. Ci sono bisogni sociali che devono essere soddisfatti meglio e in modi differenti e noi vogliamo supportare questi nuovi modi. Un modello che può essere replicato su larga scala e su progetti complessi. La nostra volontà è di inserirci tra lo Stato e il Terzo Settore da un lato e tutto l’universo profit, quindi l’imprenditoria privata, dall’altro. Le necessità degli utenti sono cambiate e servono risposte puntuali. Noi con Oltre Venture sosteniamo progetti che cercano di colmare questa lacuna. L’imprenditore può guadagnare e fare profitto e, allo stesso tempo, creare un impatto sociale positivo».

 

Quali sono le competenze che Oltre Venture mette in campo?

«Noi mettiamo in campo competenze diverse, di mentorship, conoscenza del settore, network… In molti casi l’idea imprenditoriale è la nostra e quello che cerchiamo è un bravo imprenditore che la sposi. In altri casi, invece, è l’imprenditore ad avere l’idea giusta e noi lo affianchiamo, diventando co-imprenditori e rischiando al suo fianco. Non siamo tuttologi ma abbiamo un metodo di lavoro che permette di sviluppare le idee dell’azienda creando un ingaggio di lungo termine con i suoi investitori. Siamo convinti che così facendo sia possibile promuovere modelli di sviluppo innovativi nel sociale».

 

Quali sono i business innovativi che promuovete?

«Tra gli approcci moderni che sosteniamo per esempio c’è la coltivazione fuori suolo (c.d. coltura idroponica). La popolazione aumenta a ritmi vertiginosi e nel 2025 dovrebbe raggiungere i 9 miliardi di individui. La produzione agricola deve, quindi, essere ripensata per far fronte a una domanda alimentare in forte crescita. La cultura idroponica permette di risparmiare fino al 90% della quantità d’acqua impiegata rispetto alle coltivazioni tradizionali, a terra, con una resa fino a 15 volte superiore. Si tratta di modelli di produzione già ampiamente sperimentati in Olanda ma che in Italia non sono sviluppati. Noi abbiamo finanziato il progetto Sfera Waterfood per portare nel nostro Paese un approccio innovativo su larga scala nel settore della produzione agricola. La prima serra tecnologica si trova nel comune di Gamorrano, in provincia di Grosseto, e occupa una superficie di 13 ettari. Una volta a regime produrrà insalata e pomodori per la grande distribuzione organizzata, contribuendo ad aumentare il benessere e il tasso d’occupazione in Maremma». 

 

Qual è il grado di replicabilità di questi progetti?

«I nostri progetti parlano da soli e ci aiutano a far capire che possiamo creare dei modelli d’impresa con dimensioni importanti, replicabili e scalabili. Wonderful Italy, per esempio, nasce su un’idea semplice ma allo stesso tempo dirompente. Ci siamo dati l’obiettivo di sviluppare i territori minori, in particolare al sud Italia, ma non solo, che si caratterizzano anche per gli alti tassi di disoccupazione promuovendo il turismo esperienziale. Il turista oggi non si accontenta più di vedere musei e cattedrali. Vuole vivere un’esperienza unica e irripetibile, immergersi nel territorio e nelle sue peculiarità, essere protagonista attivo non spettatore passivo del viaggio. Esiste, in questo senso, un gap tra l’offerta di servizi turistici tradizionali e quel che il cliente desidera. Noi lo abbiamo capito e abbiamo trovato sulla nostra strada Michele Ridolfo, manager con una lunga esperienza nel settore profit (BCG, Peck e Levi’s, tra le altre – ndr), che ha capito le potenzialità del progetto. Ora, Wonderful Italy è una realtà che promuove la microimprenditoria locale, e quella familiare in particolare, attraverso hub e portali tecnologici come VisitSicily e Wonderful Puglia».

 

E per il futuro a cosa guardate?

«In questo momento stiamo cercando di far partire un progetto molto innovativo, incentrato sul benessere e declinato sugli stili di consumo. Si tratta di una catena di supermercati che vende prodotti freschi e freschissimi e che ricalca il modello della francese Grand Frais. Su una superficie media di un migliaio di metri quadrati sono inseriti e ottimizzati percorsi nutrizionali e di benessere che promuovono uno stile di vita più salutare. Un altro investimento che stiamo valutando è relativo al rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione. L’idea è di creare una piattaforma tecnologica per fornire a cittadini e imprese informazioni utili sugli appalti della PA. A tendere questa applicazione si dovrebbe trasformare in un vero e proprio hub per far dialogare meglio, in un rapporto più paritario, trasparente ed efficace, le amministrazioni e il cittadino. Ma non ci focalizziamo solo sui servizi. Stiamo facendo partire un progetto imprenditoriale che si basa un software di intelligenza artificiale battezzato Key Crime. Si tratta di un’applicazione che sfrutta gli algoritmi e l’autoapprendimento per predire i crimini seriali. Sarà possibile, quindi, rafforzare la sicurezza in modo mirato e proteggere meglio le comunità. Tutti questi esempi fanno capire che siamo alla ricerca di imprenditori ambiziosi che stanno implementando nuove soluzioni. Esistono molti progetti sociali di dimensione comunale e di quartiere, oppure marketplace di piccole dimensioni. Se però vogliamo far crescere il settore dell’impact, attraendo sempre più nuovi imprenditori ed investitori (privati ed istituzionali) dobbiamo realizzare progetti ambiziosi replicabili, con scale dimensionali (nel medio periodo) importanti».

 

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